Monthly Archives: aprile 2008

Se la gente la smettesse…

2 Matrimoni nei prossimi 6 mesi.. E per uno sono stato precettato come testimone.. Ci mancherebbe, mi fa pure piacere.. Ma l’hanno capito che esistono anche mutuo, bollette, immondizia, ICI, assicurazione, benzina, ecc ecc???

Sento già il telefono che squilla.. Rispondo o no? Ma sì dai, che sarà mai… “salve sono il direttore della sua banca” (che col cazzo è costruita attorno a me) – “si trova bene a casa sua?” Che minchia di domande fa? – “Certo!”… “Allora veda di pagarla”…

Ed io penso che prima o poi la variante di valico potrebbero deviarla di un migliaio di km e costruirla a casa sua… Ho trovato un nuovo slogan per invogliare i poveracci a sottoscrivere mutui trentennali: “Siamo sempre con te!!” Che suona come una minaccia, ed è proprio quello che vuole sembrare!!!

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Romeing…

Oggi al lavoro qualcuno ha osato dire “saluta la Roma fascista”.. E’ stato seriamente zittito… Ragazzi, però Alemanno… Cazzo, Alemanno, ma scherziamo?!?

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Indecisione..

Con immensa gioia, frugando in uno scatolone, ho ritrovato il Chierchia, il libro di Semantica più odiato al mondo… Sono indeciso tra falò e cassonetto!!

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Twenty…

Totoro compie vent’anni… Ed io devo aspettare “solo” 20 giorni :)

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My one day angel..

Ecco uno dei miei primi racconti brevi… Credo avessi 16 anni quando lo scrissi…

È tardi, sono stanco, fuori fa freddo e la differenza di temperatura appanna il finestrino del vagone ferroviario. Un altro giorno di lavoro è finito, cerco di guardare il paesaggio che passa davanti ai miei occhi. La campagna è lussureggiante in questa stagione, ma il buio mi fa perdere stupende sfumature di cui posso gioire nel mio viaggio mattutino. Nel mio vagone poca gente, quattro o cinque passeggeri, stanchi, svogliati. Nessun giornale da leggere e nessun cd da ascoltare. Cerco gli occhi di qualcuno, ma i miei compagni di viaggio sembrano distoglierli di proposito. Così mi giro e noto che una ragazza è seduta nel sedile accanto al mio. Sta leggendo la Metamorfosi di Kafka. Penso: “Ma che stranezza, quel libro parla di un commesso viaggiatore”. Prendo il coraggio a due mani ed accenno un apprezzamento sul romanzo. Lei si volta, mi sorride, mi chiede se conosco l’autore. Le rispondo, iniziamo a chiacchierare; lei mi dice di avermi notato più volte su quella tratta, sempre solo, sempre molto triste. È strano che io non mi sia mai accorto di lei, è una ragazza affascinante e dai modi molto femminili. La chiacchierata va avanti, passa un controllore, alcuni passeggeri scendono. È la prima volta che incontro una compagna di viaggio così simpatica e disponibile, forse anche lei pensa la stessa cosa. Non voglio però dirle nulla, per paura di veder sfumare questa dolce compagnia. Lei improvvisamente volta lo sguardo verso la stazione nella quale il treno si è fermato e scoppia in una fragorosa risata. Poi alza le spalle: ha appena perso la sua fermata. È bello vedere con che filosofia questa ragazza affronti piccole difficoltà. Le dico che la prossima è la mia fermata e le propongo un passaggio con la mia auto. Lei accetta di buon grado. “Bene” penso – “avremo modo di continuare la chiacchierata”. Il nostro viaggio in treno si conclude, ci fermiamo al bar della stazione per un caffè, poi ci avviamo verso il parcheggio. Il freddo è pungente, ma lei non sembra farci caso mentre mi indica le strade da seguire per riportarla a casa. Ci salutiamo e ci diamo appuntamento all’indomani mattina, stesso orario, stesso treno. La notte passa tranquillamente, come non succedeva da tempo, proprio grazie a quest’inaspettata conoscenza. L’indomani svogliatamente mi preparo, arrivo in stazione con un po’ d’anticipo ma ecco il mio treno. Il tragitto fino alla prossima stazione, quella di lei, è breve. Cerco di ammazzare il tempo guardando i colori della campagna, che avevo perso la sera prima. Il treno frena, fischia, si ferma: è la sua stazione! Un sorriso mi pervade il cuore. Salgono una decina di viaggiatori, ma non lei. Il mio umore cambia radicalmente ma mi tranquillizzo pensando ad un raffreddore, come si fa di solito. Arrivo in ufficio, qualche cenno di saluto con i colleghi; aspetterò l’indomani per rivederla. Nella pausa pranzo stranamente compro il giornale, non succede mai. Mi siedo in un bar, ordino un caffè e inizio a sfogliare il quotidiano. L’occhio mi cade sulla cronaca di provincia: un trafiletto con una foto. È lei, incuriosito e un po’ preoccupato leggo il titolo: Giovane suicida per solitudine. Atterrito chiudo il giornale e penso. Non sarà più la stessa cosa prendere quel treno, ma forse ho dato un po’ di felicità a quella ragazza, il mio angelo per un giorno!

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