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Morte di un connesso venditore

Riporto un articolo apparso sul “Fatto Quotidiano” di domenica 16 Ottobre a firma Andrea Garello che mi sembra esemplificativo della tanto osannata figura di Steve Jobs, recentemente deceduto; e del suo impero chic ed elitario…

Chiediamo scusa a chi si è stufato di leggere di Steve Jobs, ma mettetevi nei nostri panni, anche noi vogliamo ringraziare l’uomo che ha visto quanto deprimente sarebbe stato il nostro futurobe ha capito che per renderlo migliore bastava farci fessi. Di grandi intuizioni ne ha avuto parecchie, il grande Steve, la maggiorparte delle quali tiguardavano il miglioramento e il restyling di prodotto già inventati da altri. Fino a qui niente di nuovo, in fondo. Il suo vero colpo di genio, da ex fricchettone convertito al rampantismo reaganiano degli anni ’80,  fu capire che le masse, soprattutto quelle benestanti e benpensanti, si erano perse gli ideali per strada, ed erano pronte a pagare per averne di nuovi, in forma solida, da sbattere in faccia agli sfigati che non potevano permetterseli, gli ideali. Dal suo ritorno alla Aplle nel 1996, dopo le vicissitudini ormai note ai più, Steve smette di vendere elettronica di consumo a basso costo puntando sugli status symbol, cioè gli stessi prodotti ma molto più cari ed intonati agli arredamenti minimali di Ikea. Per merito di Steve, chi sborsa bei soldi per un prodotto Apple, non è più un consumatore bensì il membro di una élite raffinata che ha a cuore l’ambiente, le minoranze etniche e un po’ meno gli schiavi che in Cina lavorano dalle 10 alle 14 ore al giorno per riempire milioni di vuoti esistenziali con touch screen ad alta definizione.  Illuminati da Steve, ci siamo finalmente resi conto che per cambiare il mondo basta renderlo più elegante e arrotondato. Grazie a Steve, il software open source è diventato una cosa da nerd squattrinati (tipo Linus Torvalds, ispiratore del sistema Linux, affidabile e gratuito, un perdente senza al suo attivo qualche miliardo di dollari e qualche centinaia di copertine). Oggi i tipi cool preferiscono pagare per un sistema chiuso che rifiuta le applicazioni di concorenti non graditi (Bill Gates fece lo stesso e diventò l’incarnzazione del male assoluto. Cosa molto giusta visto che vestiva da schifo). Nel nome di Steve ora il marketing è un ramo della teologia. E lui, un capitalista americano votato al profitto, santo per acclamazione popolare. A propoito: dieci giorni prima di Steve, il 28 Settembre, è morto Wilson Greatbtch, inventore del pacemaker. Per lui niente trasmissioni speciali, niente apologie di Severgnini. Si può nche capire, in fondo Greatbatch non ha mica visto il futuro, è solo riuscito a farlo vivere a milioni di cardiopatici condannati a morte. Eppure un po’ di considerazione l’avrebbe meritata, se non altro perchè qualcuno dei suoi pazienti ha potuto comprarsi un iPhone.

 

Bravi eh.. Allocchi…

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Lei era bella, di una bellezza particolare… I suoi occhi blu, il suo carattere forte, gli abbracci che ti facevano sentire bene… La conobbi un giorno, quasi per caso, in facoltà… In quel periodo Lingue era ancora inglobata nel polo letterario-umanistico… Negli stessi edifici convivevamo noi di Lingue, quelli di lettere, storia, filosofia, scienze della formazione, psicologia… Era una grande catena di edifici, persone, lezioni, vite… A quel tempo seguivo ancora molte lezioni, 6-7 ore al giorno tra mattina e sera e questo mi portava a spendere la maggiorparte della mia giornata in quelle aule, in quegli androni, in quei corridoi… Ci incontrammo propprio lí dicevo; era appena passata l’ora di pranzo e io ero seduto sulla grande scalinata dell’atrio principale… Leggevo… Ad un tratto vidi che stavano appendendo qualcosa alle bacheche: saranno i calendari degli appelli estivi, mi dissi… Li feci finire, chiusi il mio libro e mi avvicinai: erano proprio gli appelli… Erano arrivati come il caldo che li accompagnava puntuale ogni anno… Non era ancora iniziata la frenesia da esame, seguivo ancora le lezioni; ma sapere le date della sessione ti metteva addosso quel po’ di adrenalina che serviva… Iniziai a scorrere le materie; preparavo letteratura inglese e filologia germanica; le trovai… Ero rincuorato dal fatto che i due appelli non fossero poi cosí vicini tra loro… Sorrisi… Probabilmente fu proprio quel sorriso la scintilla di tutto… “Date fortunate?” – era la sua voce… Mi girai alla mia destra e vidi questi magnifici occhi blu che mi fissavano e un gran sorriso sul suo volto… “Date fortunate?” ripeté… Annuii, non riuscendo a staccare gli occhi dai suoi… Mi accorsi che era davanti alla bacheca di lettere… “Antiche o moderne?” le chiesi… Non mi rispose, ma mi invitò a prendere un caffè giù al baretto dell’ersu… Ci incamminammo, passando davanti al corpo aggiunto, alla sala lettura, poi giù per via trentino… Ci sedemmo in un tavolino in fondo, che dava direttamente sui campi del cus e iniziammo a parlare… E parlammo tanto, tanto, di tutto: della sua facoltà, di cosa facevamo nel tempo libero, della musica, degli sport, degli amici comuni… E si fece talmente tardi che ci dovettero sbattere fuori dal bar, senza accorgercene si erano fatte le sette, avevamo saltato entrambi tutte le lezioni del pomeriggio; ma a me non importava e, a giudicare dal suo sorriso, non credo neanche a lei dispiacesse troppo… Decidemmo allora di tornare a casa e lei mi disse di non avere la macchina; sarebbe tornata in pullman… Le chiesi se avesse bisogno di un passaggio, l’avrei portata ovunque, solo per ritardare il momento del nostro distacco, per poter chiacchierare ancora dieci minuti con lei… Accettò di buon grado; “abito in via Catalani, sai dov’è?” – scoppiai a ridere, lei mi guardò strano… Le risposi che ci abitavo e mi fissò come se fossi un fantasma, poi una nuova risata… Come non ci fossimo mai incontrati rimarrà un mistero; stessa via, stesso lato della strada, lei 50 metri più avanti… Mi invitò a cena qulla sera; mi presentò tutte le coinquiline; rimasimo a parlare ancora ed ancora… Ed alla fine saltò fuori la sorpresa più grande di tutte: la comune passione per la letteratura fantasy, l’amore per Tolkien e la volontà di scrivere una tesi filologica sul maestro… E da quel giorno tutto fu incentrato su quella passione comune; sul finire gli esami al più presto, sul chiedere la tesi insieme; sul reperire i libri, sullo scrivere, discutere, cercare… E ogni volta che uno dei due scopriva qualcosa; era un continuo chiamarsi, ridere, urlare di gioia… E così i mesi passarono, finchè le due tesi furono pronte: una sulle lingue inventate da Tolkien, l’altra sulle differenze tra queste lingue e le lingue altogermaniche di rierimento. E vennero tempi importanti, nei quali l’uno rinunciava e l’altra portava avanti il sogno sino alla discussione. Il giorno fissato era ad Aprile, era passato quasi un anno dal nostro primo incontro; già sapevo che l’idillio sarebbe finito: lei aveva intenzione di provare un’avventura estera appena possibile; me lodisse pochi giorni prima… Io ero comunque contento di aver trovato una persona del genere e le promisi che sarei andato sicuramente a trovarla poco dopo… E venne il giorno in cui lei; bella come non mai; fasciata in un abito importante era lì, in piedi, ad affabulare la platea con parole che avevo sentito dozzine di volte. Fu il primo ad essere abbracciato dopo la proclamazione; prima ancora dei suoi genitori… Poi venne il giorno della partenza, una mattina freda di Maggio, il volo delle 6.30 del mattino per Roma… L’accompagnai io in areoporto, dopo una notte insonne a casa sua a parlare delle sue speranze, dei suoi sogni e di come sarebe stato bello se anche quell’avventura l’avessimo vissuta insieme… Fu un saluto laconico, un sorriso strappato al mancanza che già sentivo di lei… E così anche lei spariva dalla mia vita; ma ero felice della sua felicità…

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