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Dublin

Sono felice, sì; non sapete neanche quanto. Finalmente a fine mese tornerò nella mia seconda patria e stavolta con una persona speciale.

Si torna a Dublino; ad anni di distanza, con una rinnovata voglia di fare, vedere, ricordare, ripercorrere pensieri e sensazioni. Finalmente potrò prendere per mano la fidanzata e farle vedere i miei luoghi della memoria, farle sentire le mie sensazioni, emozioni; farle capire davvero perché questa città sia così importante per me.

Quella che una volta è stata casa sarà una riscoperta; perché questa città è sempre in grado di riservarti sorprese, angoli e scorci nuovi e bellissimi, di dare piccole emozioni anche a quelli che, come me, la conoscono bene.

E ci siederemo insieme in St. Stephen Green sotto la statua di Joyce; o davanti ad una pinta di meravigliosa Guinness in Temple Bar; visiteremo il Post Office per rendere omaggio ai martiri dell’Eastern rebellion; la porterò nel quartiere “italiano” per farle assaporare un filo di aria di casa; torneremo insieme al Trinity; magari davanti al piccolo teatro in legno. 

Nonostante tutto sarà un’esperienza nuova: perché stavolta non sarò solo e potrò condividere con una persona importante tutte le mie emozioni e per un secondo, piccolo, motivo. Poco prima del nostro arrivo, Dublino si colorerà delle luci di Natale, così da diventare ancora più magica e speciale. 

E ancora una volta il ricordo volerà a quell’inverno solitario, che fu però allietato da questi piccoli magici momenti. Perché Dublino è questo, una città magica, che mi accolse allora e lo farà ancora; abbracciandomi un’altra volta col calore che solo il popolo d’Irlanda può dare.

Sono emozionato come un bimbo; Dublino aspettami; here we come!

 

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My irish summer

C’era un tempo in cui ero felice, nonostante tutto… La mia isola di smeraldo mi abbracciava e cullava, era una vita serena. Prendevo il treno la domenica, di buon’ora; solo per poter vedere il mare… Contavo i passi, lee orme che lasciavo sulla spiaggia intonsa. Eravamo solo io ed il vento… Quel vento che arrivava da Ovest, che mi sferzava il viso; ed io mi sentivo vivo, ancora una volta…

E c’era lei, coi suoi capelli rossi, le sue efelidi e la sua carnagione chiara… Mi perdevo nel blu intenso dei suoi occhi, calmi, profondi… Ogni suo abbraccio era per me una conquista; pura come il sole, mi accarezzava la pelle ed io mi lasciavo trasportare nel suono delle sue parole…

Ma come tutte le favole, avrebbe dovuto finire prima o poi…

Un addio, una carezza, una singola lacrima… La vita deve continuare, ma ogni estate il pensiero corre a Dublin, alla Liffey, al piccolo appartamento in Westland Row, proprio alle spalle del Trinity.

E una piccola lacrima scende ancora, a rigare il viso, a memoria di quell’estate così lunga ed intensa…

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The wind that shakes the Barley

The wind that shakes the Barley – Loreena McKennitt

“Every once in a while, there is a pull to return to one’s own roots or beginnings, with the perspective of time and experience, to feel the familiar things you once loved and love still .”


A noi fan accaniti iscritti al quinlan road, oltre che arrivare il CD in digipack a casa, completamente gratis, è stata data la possibilità di scaricare, in anteprima mondiale, l’album prima che esca..

E tre giorni fa è stato il mio turno, nove brani più il booklet riportato in .pdf in cui Loreena passa il messaggio di cui sopra con alcune immagini evocative. Ad un primo ascolto molto rapido, si sente che molto è cambiato dalle sue precedenti opere. Il suono innanzitutto: c’è un uso più ricco delle chitarre, meno archi del solito; l’irish flute sempre presente e soprattutto non manca la sua meravigliosa arpa. Sui testi invece, come dice la stessa autrice, è un ritorno alle proprie origini; un guardarsi indietro con l’esperienza di una vita sulle spalle. E forse “The wind that shakes the Barley” è proprio questo: un album maturo che non dimentica le origini dell’artista ma fa tesoro dell’esperienza di vita.. I viaggi; le persone, le culture diverse, gli artisti incontrati sulla strada; tutto questo influenza questo nuovo album della musicista canedese.

Questa la track list:

1 – As I Roved Out
2 – On a Bright May Morning
3 – Brian Boru’s March
4 – Down By the Sally Gardens
5 – The Star of the County Down
6 – The Wind that Shakes the Barley
7 – The Death of Queen Jane
8 – The Emigration Tunes
9 – The Parting Glass

Nove brani che toccano argomenti diversi: dal re Brian Boru, sovrano d’Irlanda intorno all’anno mille; a down by the sally gardens (Gort na Saileán in gaelico); una poesia di Yeats, finemente musicata. Evocativa anche la canzone che da il titolo all’album, “The Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo); antico canto di battaglia che riporta alla mente gli sconfinati campi verdi dell’Irlanda. dove per secoli si lottò per l’indipendenza. Chiaramente non farò una recensione sui singoli pezzi; sarebbe arbitrario ed inoltre toglierei il gusto agli altri di poter godere di quest’ennesimo capolavoro.
E anche se in principio, questa nuova opera possa risultare più difficoltosa, ancora una volta Loreena ci regalerà momenti indimenticabili come ha sempre fatto coi suoi numerosi album.

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A little hope

I miei sogni non si fermano… Continuo a mandare curriculum sperando che prima o poi arrivi qualche risposta positiva dall’Irlanda… Ma ci sono ancora troppe cose che mi legano a questa terra: luoghi, persone, sensazioni, emozioni… La Sardegna è come una calamita che tutto attira e ogni volta che parto la nostalgia è forte.. Nel mio breve soggiorno milanese ho notato, ancora una volta, quanto possa essere organizzata e civile una città: nei collegamenti, nei servizi, in tutto… E li ho tanti affetti; amici sinceri che so mi aiuterebbero in tutto… Ma è una città italiana, con troppi contro: primo fra tutti uno stipendio che non mi permetterebbe di sicuro di organizzare la mia vita… E con l’esperienza che ho, non posso certamente accontentarmi di contratti a progetto, soprattutto lasciando un posto sicuro, uno stipendio alto e una casa mia… E allora il pensiero corre di nuovo all’Irlanda; a Dublino; una città piccola, a misura d’uomo; ma talmente civile da aver tutto quello che potrei desiderare… Una volta di più, vedo ingrossare i miei sogni; rimando scadenze, rifuggo storie per la paura di soffrire nel caso in cui dovessi un giorno partire.. E molti mi dicono che faccio male, che queste esperienze le ho già passate, che la vita va vissuta per quella che è, che i treni passano una volta nella vita… Ma ho imparato che i miei sogni sono più importanti di tutto ciò; quindi continuo a mandare e sperare… Moving forward hoping in my dreams…

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Recall a song

La musica accompagna costantemente i momenti della mia vita.. E per ogni evento, ogni ricordo, ogni persona; una canzone emerge dalla memoria…


C’è “Smooth Criminal” di Michael Jackson per il saggio di danza di Manuela, l’ultimo anno delle medie;  “Notti Magiche” a ricordare la mitica estate dei Mondiali  a Cagliari, vissuti intensamente con persone che non avrei mai più visto. “No Rain” dei Blind Melon scelta con attenzione da Sandy per la mia prima volta; “Sweet child of mine “dei G n’R, pochi mesi dopo; Pasqua del ’93 a portarmi alla mente la morte di Christian…


E poi “A Jug of punch” per le mie estati irlandesi, “Danny Boy” cantata a squarciagola nelle notti ubriache con Sarah (zia della piccola irlandese), morta durante una manifestazione pacifista…


“Una canzone d’amore” degli 883, mi fa ripensare a Luisa e alla grandissima storia d’amore; forse la prima della mia vita; all’epoca delle superiori… E poi le amicizie; quelle che resistono tutt’ora… Michele lo conobbi mentre si cantavano i Timoria; Luisa prima che partisse in Erasmus, con Harabe de Palo… Ricordo bene quel giorno; io e lei appoggiati alla ringhiera di Viale Europa; tre ore a parlare di tutto con gli amici ad aspettarci in macchina..


Poi arrivò “Una su una milione”; dolcissima canzone per un dolcissimo amore a distanza (che aspettavamo in radio per sospirare insieme :D); la mia fuga in Irlanda con “no potho reposare” a ricordarmi casa… Mr. Jones dei Counting Crows a far riaffiorare ricordi lieti del mio lavoro alla 3, sette mesi spensierati con Stefania; i colleghi, il Milan campione d’Europa…


Poi l’università con Andrea; Dylan e Davide; le sue canzoni, le estati al Poetto… La tesi su Tolkien chiaramente con i Blind Guardian nelle orecchie…


Poi il nuovo lavoro, quello attuale; coi Clash e “I fought the law”; le notti insonni; la scoperta dei blog, dei social, del 2.0… E John Denver che ogni volta mi riportava la nostalgia d’Irlanda con “Country road”…


Tutto sino all’estate scorsa; una passione fortissima; “Come Foglie” e “Ninna nanna” per ripensare a lei… Le notti passate su Skype con Maria a farmi insegnare tanto e tanto di lirica…


E poi ancora “Gipsy” da dedicare agli amici che mi hanno supportato nei primi mesi; la scoperta dei vecchi album dei Baustelle, e poi; quasi d’improvviso gli U2, Björk e le passioni comuni… La colonna sonora dell’ultimo mese è molte e molte volte stata Gravity di Sara Bareilles…


Sono sicuro di essermi dimenticato importantissime canzoni e con loro importantissimi ricordi; ma questo è… Sono sicuro che la musica farà sempre e comunque da geniale contrappunto della mia vita…

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S.

La prima volta che ti vidi eri in fasce, non vedevo l’ora di saperti viva… La felicità nel volto di tua madre mi riempì il cuore dopo tutto ciò che aveva passato… Ti lasciammo dormire e assieme a papà Colin andammo a festeggiare… Una Harp, un brindisi a te… I calici si levarono e il buio sembrò sparire dalle nostre anime… La sera, tuo padre mi portò nella tua stanza, la stessa che fu di tua zia, quella di cui porti il nome… E Colin, con una lacrima negli occhi mi disse: “Finally all is over!” Capii immediatamente cosa intendesse e lo abbracciai… Poi tornai in Italia, ci furono grandi sconvolgimenti, ma tu eri lì, quasi in attesa che arrivasse un mondo o un momento migliore… E tua madre mi disse che avrei dovuto battezzarti… Un’altra volta il cuore mi sobbalzò di gioia, la vita rientrava nella mia esistenza… Eri la mia Sweet wasty Sarah mentre ti tenevo in braccio in Saint Patrick… Ed io attendevo il momento in cui ti avrei visto grande, abbracciata a papà e mamma mentre ti iscrivevi alllo University College oppure venivi in Italia a trovare il tuo “Mes”…
Ora dormi sonni tranquilli, vicino a mamma e papà ed io verrò, per l’ennesima volta ad abbracciarti e cullarti, cantandoti a Jug of punch o Waldalie…
Aspettami mia sweet wasty Sarah, arriverò..



A Colin e Milly, ormai lontani… Ed alla piccola Sarah.. I love you my little treasure

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