Category Archives: letters

Un sorriso per te

cercherò di farlo Marco
credo che cercheremo di farlo tutti domani
fare casino e sorridere nel ricordo di te
lo vorresti tu
ce lo chiede tuo papà
e scusaci se nei sorrisi del tuo ricordo il nostro viso si bagnerà
ancora di lacrime

in queste due settimane ero molto combattuta sullo scrivere per te,
perché non volevo cadere nella retorica e nella banalità
ma mi son detta anche che la mia poteva essere comunque una piccola
voce in mezzo a quel vasto coro che ti ha tributato stima e affetto
un coro vastissimo Marco, senza confini, che ha dato modo a me e a
tutti di capire la grande persona che eri
TUTTI
appassionati di motociclismo e non
perché molti che non lo erano, lo sono diventati grazie a te
e questa era la tua grande forza, oltre al talento sportivo, eri un
grande trascinatore, e con la tua simpatia hai trasmesso passione e
interesse
UN’ ECCELLENZA SPORTIVA
ai miei occhi, non tanto e non solo per le tue vittorie, quanto
soprattutto per la passione, la tenacia, la forza di crederci sempre e
la capacità di coinvolgere le persone nel seguire questo sport
di persone come te il mondo sportivo aveva e avrà sempre bisogno

ce la metterò tutta Marco domani
il mio grazie, il nostro grazie, per quello che sei, non potremo che
esprimertelo con un sorriso, quel sorriso che te ci hai regalato
incondizionatamente e con semplicità in tutti questi anni

ci mancherai

Lara

” God gave you style and gave you grace and put a smile upon your face “

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My letter to Santa

Caro Babbo Natale,


Ogni anno qualcosa mi fa maledire queste feste. E non me ne frega un cazzo se questo dovrebbe essere un periodo di giubilo, un periodo nel quale si debba essere più buoni, perdonare ed essere accondiscendenti.

Perché nella vita ho ricevuto troppe bastonate! E quando succede così tante volte, smetti di perdonare; perché ti rendi conto che in fondo non cambierà mai un beneamato cazzo; ché perdonare non serve.

E allora non hai altra scelta che tirare avanti per la tua strada, tenendo vicini gli amici fidati senza guardarti attorno. E certo, magari ti sfuggirà qualche momento di felicità; qualche piccolo istante in cui una fuggevole gioia potrebbe illuminarti la giornata; ma di sicuro non avrai modo di farti ferire da coloro che son sempre pronti a pugnalarti.

Quindi per questo così bel periodo ti chiedo solo un piccolo regalo: una fottutissima dose di cinismo e noncuranza, che a te non costa molto e a me cambierebbe la vita.


Fortunatamente non tuo,



Dyoniso

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Writing down

Scrivere; scrivere mi è sempre piaciuto.. Lo faccio sin da piccolo; da quando scrivevo su ogni cosa mi capitasse a tiro: fogli, quaderni, diari, lavagne, cartoline, libri. Ogni superficie era adatta a raccogliere i miei pensieri, le mie poesie, i miei appunti… Poi col tempo è stato un metodo, una valvola di sfogo. Ogni volta che mi succedeva qualcosa, non importa che fosse bello o brutto; ogni volta che qualcosa nella mia vita andava storto, ogni volta: un nuovo amore, un nuovo lavoro, la fine di un anno scolastico, l’estate… Annotavo tutto. Ancora ho diari pieni di appunti, date, scritti, poesie; stralci del mio romanzo; tutto a memoria di tempi passati. I diari delle medie e delle superiori; i blocchi per gli appunti e le fotocopie dell’università; qundo le lezioni di letteratura inglese diventavano noiose; la scrittura era un modo per poter lasciare quei luoghi; viaggiare con la fantasia, coi pensieri; a cavallo di una penna. E così come allora; ogni volta che qualche avvenimento sconvolge la mia vita; ogni volta che qualcosa attira la mia attenzione; ogni volta che qualcuno o qualcosa ispira un pensiero; infilo le cuffie nelle orecchie; lascio partire il lettore in shuffle, prendo una penna o il mio blackberry e scrivo. Proprio come ora; “I dreamed I saw St. Augustine” di Dylan scorre sul mio pc e sto qui a scrivere; scrivere della scrittura.




“Arise, arise,” he cried so loud
In a voice without restraint


Listening – I dreamed I saw St. Augustine – Bob Dylan

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my bad romance

Questo è l’incipit del romanzo che ho iniziato circa 13 anni fa e che probabilmente non pubblicherò mai..


“Seduto sul letto, solo, in una casa troppo grande per me. Guardo la libreria: romanzi di cui ho perso la memoria, inframezzati da classici o vecchi libri universitari ormai troppo vecchi. A fianco una grande parete bianca, vuota su cui posso far rimbalzare i miei pensieri per vedermeli tornare addosso quasi amplificati. Lei non c’è più, se n’è andata. Ormai poche cose a ricordarmi che lei ha vissuto qui, che queste stanze sono state testimoni di una grande storia d’amore: un quadro, uno dei suoi violini, un po’ di biancheria. A dirmi addio una lunga lettera in cui mi spiega a grandi linee i motivi della sua scelta: la mia famiglia, il fatto che forse siamo troppo giovani per impegnarci così, la routine che ormai, dopo 3 anni di convivenza sembra quasi stritolarla.. Al telefono invece poche parole: “passerò in questi giorni a prendermi le ultime cose”… Ripenso a come ci siamo conosciuti, quasi per caso… Una sera a casa di amici comuni, ci presentarono. Scambiammo quattro chiacchiere veloci, poi non la vidi più per quasi un anno.. All’epoca avevo diciott’anni, ero un ribelle, non pensavo troppo, agivo quasi d’istinto, mai avrei pensato ad una relazione… Lei ne aveva ventuno e ricordo che alla festa non mi colpì particolarmente.. Dopo circa un anno, nel quale nel frattempo mi ero diplomato e avevo girato mezza Europa per mesi; capitò qualcosa di quasi pazzesco. In macchina, tornando dall’università, guidavo all’altezza del conservatorio. Vidi attraversare una ragazza con un violino sotto braccio. Quasi la misi sotto e mentre mi affacciavo al finestrino per urlarle contro centinaia di insulti, vidi il suo viso che si aprì in un meraviglioso sorriso e sentii la sua bocca pronunciare il mio nome: Ale!”

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Words

La parola… La parola è vita… Nasce da un vagito, si forma, si sviluppa, si articola, prende sostanza, significato, senso… Cresce, cambia, si trasforma; muta la sua semantica, accoglie più ampi orizzonti, si fa sdrucciola, conquista un suo posto d’onore… E ancora assurge a sommo veicolo di significato, sviluppa una potenza che fa impallidire.. E tu che inconsciamente la pronunci, ne senti quasi il sapore mentre, appena nata, si apre alla luce attraverso la tua bocca.. E anche quando essa colpisce le tue orecchie, senti quella vibrazione che non riesci quasi a spiegarti, esattamente come della buona musica, a cui non si può rinunciare.. Lascia che fruisca libera, che sgorghi rapida, falla volare come aggradava al popolo dell’impero: “verba volant” la parola ha le ali per volar libera e passare di bocca in bocca; non ingabbiarla scrivendola (e non come erroneamente si pensa che quindi valga più la parola scritta)… Sii un Cyrano, un poeta maledetto, un manierista, un futurista, la scelta è tua.. Gioca con la parola, falla tua, abbracciala, godine ogni singolo attimo, inebriati del suo riuscire a farti inarcare la lingua o esplodi per un colpo di glottide… La parola è vita, vivila!

From Dyo’s BlackBerry

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