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The song I wrote

Oggi ho imbracciato la chitarra e ho scritto una canzone… Perchè a volte; quando nulla sembra aiutarti, la musica è magica… E allora ho scritto; scritto di questa amarezza, del tempo passato a pensare, ad immaginare; del tempo e dello spazio che ci ha sempre separato… E sì, questa canzone parla anche di te… Perchè non è facile accettare una decisione; presa unilateralmente e magari senza una spiegazione che possa lenire la mancanza… E l’amarezza sale; mentre suono e scrivo sembra che sia lei ad arpeggiare sulla chitarra; sembra che mi guidi nella scelta degli accordi; che assecondi le mie dita nella scelta degli assoli o dei bridge… Stanotte l’amarezza suona per te…

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The wind that shakes the Barley

The wind that shakes the Barley – Loreena McKennitt

“Every once in a while, there is a pull to return to one’s own roots or beginnings, with the perspective of time and experience, to feel the familiar things you once loved and love still .”


A noi fan accaniti iscritti al quinlan road, oltre che arrivare il CD in digipack a casa, completamente gratis, è stata data la possibilità di scaricare, in anteprima mondiale, l’album prima che esca..

E tre giorni fa è stato il mio turno, nove brani più il booklet riportato in .pdf in cui Loreena passa il messaggio di cui sopra con alcune immagini evocative. Ad un primo ascolto molto rapido, si sente che molto è cambiato dalle sue precedenti opere. Il suono innanzitutto: c’è un uso più ricco delle chitarre, meno archi del solito; l’irish flute sempre presente e soprattutto non manca la sua meravigliosa arpa. Sui testi invece, come dice la stessa autrice, è un ritorno alle proprie origini; un guardarsi indietro con l’esperienza di una vita sulle spalle. E forse “The wind that shakes the Barley” è proprio questo: un album maturo che non dimentica le origini dell’artista ma fa tesoro dell’esperienza di vita.. I viaggi; le persone, le culture diverse, gli artisti incontrati sulla strada; tutto questo influenza questo nuovo album della musicista canedese.

Questa la track list:

1 – As I Roved Out
2 – On a Bright May Morning
3 – Brian Boru’s March
4 – Down By the Sally Gardens
5 – The Star of the County Down
6 – The Wind that Shakes the Barley
7 – The Death of Queen Jane
8 – The Emigration Tunes
9 – The Parting Glass

Nove brani che toccano argomenti diversi: dal re Brian Boru, sovrano d’Irlanda intorno all’anno mille; a down by the sally gardens (Gort na Saileán in gaelico); una poesia di Yeats, finemente musicata. Evocativa anche la canzone che da il titolo all’album, “The Wind that Shakes the Barley” (il vento che scuote l’orzo); antico canto di battaglia che riporta alla mente gli sconfinati campi verdi dell’Irlanda. dove per secoli si lottò per l’indipendenza. Chiaramente non farò una recensione sui singoli pezzi; sarebbe arbitrario ed inoltre toglierei il gusto agli altri di poter godere di quest’ennesimo capolavoro.
E anche se in principio, questa nuova opera possa risultare più difficoltosa, ancora una volta Loreena ci regalerà momenti indimenticabili come ha sempre fatto coi suoi numerosi album.

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Music is my life

Ieri ripensavo alla musica che mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza. Gli anni 90 sono stati per me gli anni della crescita: le superiori, i primi amici veri, i primi amori, le delusioni; i primi concerti… E la musica come sempre mi è stata compagna fedele; imprescindibile…

In quegli anni i miei gusti hanno viaggiato su due binari paralleli.. C’è stata la scoperta del metal; tutto il metal: dai gruppi storici come Judas Priest, Motorhead, Deep Purple Black Sabbath; ai “nuovi” gruppi come Metallica, Entombed, GNR, Poison, Skid Row eccetera. Il secondo binario è stato rivolto alla musica italiana di un certo spessore: Il CPI (consorzio produttori Indipendenti) è stato in quegli anni fonte inesauribile di scoperte musicali: dagli stessi CCCP/CSI ai Disciplinatha, dagli AFA agli Ustmamò; dai Estasia ai Santo Niente; dai Divine al Grande Omi…

Ogni volte che il Maciste arrivava a casa era una meraviglia scoprire quanta buona musica si potesse fare in Italia , e quanto veramente venisse conosciuto poi dal grande pubblico! Le mie letture musicali; a parte le varie fanzine; erano quasi unicamente incentrate sul Maciste, su Metal Hammer e sul Nannucci; storico catalogo di vendita per corrispondenza di musica.

E poi i concerti; la scoperta di quanto potesse essere bello poter in qualche modo dialogare con i propri “idoli”; la potenza della musica live; la bellezza di poter cantare all’unisono le canzoni con migliaia di persone. I CSI, i Litfiba, Vasco, i Timoria, Ani di Franco a Firenze, i Modena City Ramblers, Dylan, i Guns ‘n’ Roses a Modena.

Quel concerto è stato uno dei più belli ai quali abbia mai assistito. Avevo 17 anni, la scuola era appena finita; il biglietto era stato comprato mesi e mesi prima. Il viaggio fu quasi un’odissea. Partenza il giorno prima alla volta di Milano; casa di papà. Il giorno del concerto in treno sino a Modena, il fiume di gente che dalla stazione andava verso lo stadio; il caldo, i posti lontani, i gruppi spalla, Bryan May e finalmente l’inizio dell’idillio. I riff di Slash, il basso a mille di Duff, gli acuti di Axl. Quattro ore di concerto con Axl primadonna (durante civil war si cambiò 4 volte) e pezzi storici come Patience, One in a Million o I used to love her. Poi la paura di non riuscire a prendere l’ultimo treno; la corsa su un’Harley del mio vicino di posto; l’adrenalina ancora a mille delle canzoni urlate in treno nel viaggio di ritorno.

Cose che non dimenticherò facilmente come l’unico concerto sardo degli Estasia o quello delle Bumblebees; quattro ragazze irlandesi ubriache sfatte tra mirto e violini; Ichnusa e arpe. Altro bellissimo ricorda è la trasferta perugina con Claudio per vedere Vasco. Una notte a Firenze dalla sorella, le labbra di Francesca durante Alba Chiara, la pioggia estiva. E il concerto di Capodanno a Pescara, in piazza Salotto; con Carmen, Irene grandi e la Bandabardò; abbracciato a Daniela per non sentire i 4 gradi sotto lo zero.

E’ inutile, la musica riporterà alla mia mente sempre ricordi meravigliosi; quindi non posso che ringraziare tutti gli artisti che in questi anni mi hanno accompagnato con la loro voce. La musica è emozione; le emozioni ti rendono vivo!

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Recall a song

La musica accompagna costantemente i momenti della mia vita.. E per ogni evento, ogni ricordo, ogni persona; una canzone emerge dalla memoria…


C’è “Smooth Criminal” di Michael Jackson per il saggio di danza di Manuela, l’ultimo anno delle medie;  “Notti Magiche” a ricordare la mitica estate dei Mondiali  a Cagliari, vissuti intensamente con persone che non avrei mai più visto. “No Rain” dei Blind Melon scelta con attenzione da Sandy per la mia prima volta; “Sweet child of mine “dei G n’R, pochi mesi dopo; Pasqua del ’93 a portarmi alla mente la morte di Christian…


E poi “A Jug of punch” per le mie estati irlandesi, “Danny Boy” cantata a squarciagola nelle notti ubriache con Sarah (zia della piccola irlandese), morta durante una manifestazione pacifista…


“Una canzone d’amore” degli 883, mi fa ripensare a Luisa e alla grandissima storia d’amore; forse la prima della mia vita; all’epoca delle superiori… E poi le amicizie; quelle che resistono tutt’ora… Michele lo conobbi mentre si cantavano i Timoria; Luisa prima che partisse in Erasmus, con Harabe de Palo… Ricordo bene quel giorno; io e lei appoggiati alla ringhiera di Viale Europa; tre ore a parlare di tutto con gli amici ad aspettarci in macchina..


Poi arrivò “Una su una milione”; dolcissima canzone per un dolcissimo amore a distanza (che aspettavamo in radio per sospirare insieme :D); la mia fuga in Irlanda con “no potho reposare” a ricordarmi casa… Mr. Jones dei Counting Crows a far riaffiorare ricordi lieti del mio lavoro alla 3, sette mesi spensierati con Stefania; i colleghi, il Milan campione d’Europa…


Poi l’università con Andrea; Dylan e Davide; le sue canzoni, le estati al Poetto… La tesi su Tolkien chiaramente con i Blind Guardian nelle orecchie…


Poi il nuovo lavoro, quello attuale; coi Clash e “I fought the law”; le notti insonni; la scoperta dei blog, dei social, del 2.0… E John Denver che ogni volta mi riportava la nostalgia d’Irlanda con “Country road”…


Tutto sino all’estate scorsa; una passione fortissima; “Come Foglie” e “Ninna nanna” per ripensare a lei… Le notti passate su Skype con Maria a farmi insegnare tanto e tanto di lirica…


E poi ancora “Gipsy” da dedicare agli amici che mi hanno supportato nei primi mesi; la scoperta dei vecchi album dei Baustelle, e poi; quasi d’improvviso gli U2, Björk e le passioni comuni… La colonna sonora dell’ultimo mese è molte e molte volte stata Gravity di Sara Bareilles…


Sono sicuro di essermi dimenticato importantissime canzoni e con loro importantissimi ricordi; ma questo è… Sono sicuro che la musica farà sempre e comunque da geniale contrappunto della mia vita…

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Darkness

Giunge l’ora segnata
della veglia e del sonno…
Benedetto sia anche
il giorno degli affanni…
Benedetto sia
il giungere della tenebra!

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The post war father

Sono le 3 passate… Sto ascoltando il CD di Davide… Era da un po’ che non lo facevo.. Come sempre la mente corre a lui, a Londra, a Claudio che lo accompagna, alla sue chitarre, ai concerti al Marlin.. Ho riscoperto una canzone che ho ascoltato meglio.. “The post war father” appunto.. Parla di un uomo nato durante la guerra, dopo questa vissuto in una città in rovina per i bombardamenti. Quest’uomo ha sempre cercato la sua strada, il suo modo per essere un uomo libero, amando una donna, facendo 5 figli sinchè l’ultimo nato…


Now my last-born has gone
He’s moved somewhere
Over the sea
He sent me a letter today
Saying I’ll always
Carry you with me

And the days run away
And my friends run away
And the days run away
Now my son’s gone away
His night shines like day
I know he’s found his way
To be free

Credo che sia una delle storie più belle che abbia mai sentito, anche perchè credo l’abbia scritta per suo padre… E l’ultimogenito è proprio lui che ha scelto di lasciare Cagliari, la Sardegna, gli amici e le comodità per inseguire il suo sogno: suonare!! Ed è riuscito a trovare la strada per raggiungere la sua libertà!!! Grazie Davide, con questa canzone mi hai insegnato che non devo tarpare le mie ali e correre per i miei sogni!!!

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