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Pescara, esterno notte… E’ il 6 Dicembre… La banchina della stazione, il nostro primo bacio.. Se mi chiedono qual’è la prima cosa che mi viene in mente pensando alla nostra relazione; è proprio questa… E poi le nostre telefonate chilometriche, le nostre passeggiate mano nella mano, il nostro capodanno teramano, il concerto in piazza salotto…
Ne parlavo proprio ieri con una mia cara amica; col tempo, i brutti ricordi vengono spazzati via; come un pugno di sabbia stretto in una mano in una giornata ventosa… E rimangono quelli stupendi; dolci, quasi magici…
Son passati più di 9 anni, ormai le nostre strade si sono divise da lungo, lunghissimo tempo… Ognuno ha la sua vita, il suo lavoro… Ma i ricordi; quelli rimangono e rimarranno sempre… Perchè la nostra è stata una storia importante; coinvolgente; potente!
Un giorno tu mi dissi che non mi avresti mai dimenticato; che il primo amore non si dimentica; Che avrei sempre avuto un posto nella tua memoria.. E così sarà per me; perchè anche se non sei stata la prima; ogni amore è come il primo per me; perchè diverso, particolare, speciale a suo modo…
Giunge l’ora segnata
della veglia e del sonno…
Benedetto sia anche
il giorno degli affanni…
Benedetto sia
il giungere della tenebra!
Resto basito da tanta bellezza
La semplicità dei tuoi modi
mi disorienta!
Ho davanti agli occhi un angelo
Sempre più mi innamoro
perdendomi nel mare calmo
della tua anima…
Alla mia inconsueta e inconsapevole musa Silvia…
Io e te,un bicchiere di buon vino, i nostri occhi… Oggi non esiste più nulla, non c’è più nessuno, tutto sta fuori, il mondo rimane al di là di queste mura.. E parliamo.. Di tutto: di noi, del nostro rapporto, che c’è dentro, di cosa l’ha reso speciale, di cosa c’è oltre.. Mentre parli, fisso i tuoi occhi, mi piace da morire farlo; vedere cosa realmente mi vuoi dire, andare oltre le parole, aggrapparmi a quel castano profondo, provare a penetrarlo.. E facciamo mattino, come spesso ci è capitato negli ultimi tempi.. Raccontami ancora del nostro primo incontro, le tue sensazioni mi abbracciano, raccontami ancora del nostro primo bacio, voglio riviverlo dalle tue parole… La vita è così strana tesoro, domani andrai via; ed io ancora una volta aspetterò il tuo ritorno, impaziente, fremendo… Quando mi chiamerai cercherò di non mostrarti questa mia pecca, forse per una stupida, stupidissima questione d’orgoglio, ma sono sicuro che il tuo intuito ti dirà tutto.. Ormai mi conosci troppo bene per non aspettarti un comportamento del genere.. Ormai le nostre vite si stanno fondendo in una sola.. Tu ora dormi, io davanti a questo schermo penso al tempo che ci separa dal nostro prossimo incontro.. Girati tesoro, voglio guardarti dormire ancora una volta prima della tua partenza, perchè solo così sarà meno dura l’attesa.. Fermo quest’istante come un frame.. E parte una canzone nella mia mente…
So take the photographs and still frames in your mind
Hang it on a shelf in good heath and good time
Tattoos and memories and dead skin on trial
For what it’s worth it was worth all the while
E’ dura.. Eh sì, è dura accettare un’altra delusione; non importa in quale campo; non importa da chi… Ma stavolta ci avevo creduto; più di altre volte.. Dicono che queste siano lezioni che ti fanno crescere, che devi imprimere nella memoria per non dimenticarle mai.. Io vorrei solo che non fosse mai successo… Una doccia fredda così, dal nulla non fa bene… Io che già facevo progetti (a breve ok, ma sempre progetti); io che stavo vivendo un periodo felice; finalmente… Ma evidentemente non era destino; non era il momento; non era possibile… Molti mi dicono che a sperare si finisca male… Probabilmente hanno ragione… Ora mi serve il tempo per dimenticare; per lavar via quello che è stato… Una volta c’era la mia Irlanda per tutto ciò; ma non è facile… Colin e Milly non ci sono più.. Vorrei stringere a me la piccola Sarah per strapparle un po’ d’innocenza che solo i suoi 7 anni mi possono regalare… Andiamo avanti, lasciandoci anche questa alle spalle; ennesima delusione della mia vita… La ferita non sarà certamente veloce da rimarginare e al muro che ho costruito si aggiungerà un nuovo mattone… Move on.. And go away…
E’ finalmente arrivato il doppio CD in anteprima di Loreena McKennitt.. “A Mediterranean Odyssey”, un doppio stupendo anche nel packaging.. Da sabato lo giro e rigiro tra le mie mani.. Uno meraviglioso digipak che comprende l’album live “From Istanbul to Athens” registrato durante il Mediterranean tour 2009 e le stesse versioni in studio in “The olive and the cedar”.. Allegato al cd live c’è un photobook con delle bellissime istantanee scattate durante il tour.. Chiaramente per questa musica sono stati scelti luoghi magici.. Come nel precedente tour (nel quale era stata scelta l’Alhambra) anche stavolta le location erano perfette: il theatro vrahon ad Atene; il teatro greco di Taormina; l’ancient odeum a Patrasso… Un album stupendo in cui echeggiano sentori ed esperienze dei lunghi viaggi della cantante canadese lungo le coste del Mediterraneo.. Dalla Turchia al Libano, Dall’Italia alla Grecia.. Canzoni come The Gates of Istanbul o Sacred Shabbat ci fanno capire quanto Loreena riesca a cogliere gli aspetti più nascosti di ogni singolo luogo o situazione.. Una segnalazione particolare, a mio modesto parere, credo vada a Penelope’s song… Credo sia una delle canzoni più belle che siano mai state scritte.. Il testo riporta in pieno il mito della fedeltà di Penelope nei confronti del suo Ulisse.. Un’altro capolavoro per Loreena McKennitt che sono sicuro mi/ci farà volare sulle note della sua arpa..

A mediterranean Odyssey
Mio padre, lui sì che era un uomo… Molto all’antica, questo sì, ma un gran lavoratore, un buon marito e un padre affettuoso. Riusciva a stare otto ore in fabbrica, alla catena di montaggio della Giulietta Spider dell’Alfa ad Arese, tornare a casa dopo un viaggio stressante ed avere ancora il sorriso in faccia. Quando lo vedevo mi s’illuminavano gli occhi, gli correvo incontro e gli saltavo in braccio. Solo ora mi accorgo di quanti sacrifici abbia fatto per noi. Non dev’essere stato facile far andare avanti una famiglia di cinque persone con uno stipendio così basso. Ha cresciuto me e le mie due sorelle senza farci mancare mai un regalo a Natale o la pizza il sabato. Certo, i problemi c’erano, ma noi non ce ne siamo mai accorti, almeno sino all’età della maturità. E’ riuscito a passare indenne l’epoca delle contestazioni, senza farsi trascinare. E a quelli che gli davano del crumiro rispondeva: “Ho tre figli”. Sempre così è stato, tirando avanti per la sua strada, un uomo tutto d’un pezzo, avrebbe detto qualcuno. E io lo ammiravo, lo amavo, era come un re per me. Ancora ricordo quando la domenica mattina ci alzavamo di buon’ora, solo io e lui, caricavamo le biciclette sull’auto e andavamo al parco. Il tragitto era breve ma mi sembrava durasse un’eternità, tanta era la gioia di averlo affianco per una mattinata intera. Prendevamo le nostre bici ed eravamo pronti per la nostra razione di risate e divertimento. Un giorno, mentre giocavo in braccio a lui, lo guardai e scorsi una lacrima che calava dal suo volto, forse già sapeva. Io in quel periodo ero molto piccolo e non capivo un granché di quello che mi succedeva intorno. Avevo più o meno sette anni e solo dopo, in una sua lettera, trovai molte spiegazioni e molti suoi rimpianti. Mi scrisse che avrebbe voluto conoscermi meglio, insegnare a radermi, a guidare, regalarmi la prima macchina, essere presente il giorno in cui mi sarei laureato e il giorno in cui avrei portato all’altare la mia sposa. Era il luglio del 1982, l’Italia vinceva i campionati mondiali ed io perdevo mio padre.
I tuoi occhi… Blu… Intensi come il mare in inverno… Fissandoli riuscivo a vedere un futuro… Ma fragile era ciò che vedevo e solo ora mi accorgo che quel blu era freddo… Orribile è il risveglio, gelo, muri alzati a protezione di qualcosa che non sarà mai… E rimane la paura, timore di esporsi ancora… E ancora lacerarsi dentro.. Cuore mio sta quieto, il dolore è solo l’altra faccia dell’amore…
Ed eccomi a casa… Che serata gente.. 4 amici intorno ad un tavolo, una pizza, Scrubs, le ragazze che ridono, birra, chiacchiere, dolce, Malvasia, un paio di sigarette e giù a parlare… Ed allora vengon fuori i ricordi: gli arbitraggi, il campo a strapiombo di Villanovatulo, la sezione di via Sonnino, le gare della domenica mattina alle 9 (e la sveglia alle 6.30), la corsa di nuovo in sezione per i biglietti per lo stadio, gli insulti, i cani in campo, le squadre senza pallone, gli spogliatoi arbitrali che sembravano le case dei puffi… Il lunedì in sezione a compilare i referti, le donne arbitro, Isili, il campo di Villasimius, le pozzanghere, i pantani… E le ragazze continuano a ridere… E poi ancora coi vini, il loro corpo, il colore, i sentori, il retrogusto, la comparazione tra regioni, Chicco d’Oliva. Ed i viaggi: l’Irlanda, la Guinness, le Cliffs, le Aaran, poi la Spagna, Llorett de Mar, i gay, Saragozza, Madrid, la pigrizia, le traversate odisseiche in pullman.. I ricordi delle ragazze sono spassosissimi, continuiamo a ridere, la birra continua a scorrere… Cazzo, devo tornare a casa, son 15 km, riuscirò a guidare??? “Tieni il finestrino aperto e la radio a manetta” – mi urlano.. Ed hanno ragione!!! I Counting Crows mi fanno compagnia nel viaggio di ritorno e Mr. Jones mi aiuta a restare sveglio.. Che esperienze, che ricordi, che serate, che Amici!!!
Si… Credo che oggi ricomincerò la trafila Tolkeniana per l’ennesima volta… Inizierò di nuovo dal Silmarillion.. Ma da stasera la nuova sfida è la lingua originale.. Ce la farà il nostro eroe? Mah, dopo aver letto Joyce, la Rowling, la Woolf, ma soprattutto il Beowulf; credo sia un’impresa alla mia portata.. Auguratemi buona fortuna