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My life in basket

Il basket è stato la mia vita per 19 lunghissimi anni, sin da quando abitavo ad Arese, con la polisportiva locale. Il primo pallone da minibasket lo strinsi tra le braccia a soli 5 anni. Poi Milano, a vestire la casacca gialla dell’Irge poi biancorossa della Billy Desio. Di base alle medie di crescenzago o al Giuriati, sempre di corsa, tra allenamenti e partite. Il trasferimento a CA segnò il mio nomadismo cestistico; ho vestito maglie diverse ogni anno: Olimpia, Cagliari basket, Genneruxi, Sardegna Basket, Panda, Fiamma, Esperia, Doris… A 16 anni già giocavo fuori quota con la juniores, i miei compagni erano tutti tra l’ultimo anno di superiori e il primo di università, l’anno successivo play in quintetto. Quelli erano gli anni delle partite del sabato sera, si usciva prima da scuola, con la prof di mate che ti urlava contro perché a scuola non c’eri mai… Poi i campionati di Promozione, sempre a prenderle, 20, 30, 40 punti; ma quanto ci si divertiva! E la partita della vita, quella in cui ti entra tutto, anche se fossi bendato, 38 punti davanti allo scout del Santa Croce che veniva a veder giocare un compagno… Le partite la domenica mattina, con la sveglia alle 6 per le trasferte. E allora, il sabato sera, si usciva di nascosto, sperando di non beccare Carlo, il nostro allenatore in giro… Arrivarono poi le prime panchine in serie D, mentre giocavo ancora con la promozione verso i 22 anni. Poi l’esplosione del ginocchio: crociato a 22, menisco a 23… Le 3 operazioni, di cui una di pulizia, i tempi di riabilitazione lunghi, le stampelle, il tutore, la terapia, il ginocchio che non fletteva, il dolore, i pianti di rabbia, veder svanire quello che avevi costruito con tanto amore. Non sarei arrivato più in la, questo era chiaro, ma lo sport che avevo sempre praticato, anche vincendo campionati (studenteschi e non) mi veniva strappato. Verso i 24 tentai un campionato con gli over 35, ma la passione era un’altra cosa. Io 24enne, con la voglia di riprendermi ciò che era stato mio, giocare con ex atleti che saltavano 2 allenamenti su 3 e giocavano tanto per sfogarsi un po’… Questa fu poi la motivazione ultima che mi fece dire basta… Ogni tanto il ricordo ed il rimpianto vengono a galla ma, considerate la mia altezza ridicola, la mia condizione, il mio ginocchio, forse ho preso la decisione migliore. Il fatto è che quel periodo mi manca tanto!

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Go ahead

Andare avanti, sempre… Questa ormai è diventata la mia filosofia…

Fermarsi giusto il tempo di capire le esperienze appena passate, assumerne il significato e ripartire… Questa è l’unica via possibile, per tutti! Fare in modo che le esperienze positive quanto quelle negative ci arricchiscano, ci portino a non commettere gli stessi errori, a non ripercorrere gli stessi passi. E allora vado avanti, più consapevole, più sicuro di me, certo che il futuro mi aprirà nuove porte, nuove strade ma anche nuovi bivii nei quali, forte dei miei anni e della mia saggezza, saprò scegliere il percorso giusto da imboccare.

Questa è la ricetta per non soffrire più: chiudere col passato, andare avanti, abbracciare le persone veramente importanti, prenderle per mano e farsi aiutare a scegliere un percorso, forse comune. Rimboccarsi le maniche, premere sull’accelleratore e allontanarsi il più possibile da certe cose, non voltarsi mai; finchè il ricordo sarà sfocato e la ita potrà continuare senza intoppi…

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Music is my life

Ieri ripensavo alla musica che mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza. Gli anni 90 sono stati per me gli anni della crescita: le superiori, i primi amici veri, i primi amori, le delusioni; i primi concerti… E la musica come sempre mi è stata compagna fedele; imprescindibile…

In quegli anni i miei gusti hanno viaggiato su due binari paralleli.. C’è stata la scoperta del metal; tutto il metal: dai gruppi storici come Judas Priest, Motorhead, Deep Purple Black Sabbath; ai “nuovi” gruppi come Metallica, Entombed, GNR, Poison, Skid Row eccetera. Il secondo binario è stato rivolto alla musica italiana di un certo spessore: Il CPI (consorzio produttori Indipendenti) è stato in quegli anni fonte inesauribile di scoperte musicali: dagli stessi CCCP/CSI ai Disciplinatha, dagli AFA agli Ustmamò; dai Estasia ai Santo Niente; dai Divine al Grande Omi…

Ogni volte che il Maciste arrivava a casa era una meraviglia scoprire quanta buona musica si potesse fare in Italia , e quanto veramente venisse conosciuto poi dal grande pubblico! Le mie letture musicali; a parte le varie fanzine; erano quasi unicamente incentrate sul Maciste, su Metal Hammer e sul Nannucci; storico catalogo di vendita per corrispondenza di musica.

E poi i concerti; la scoperta di quanto potesse essere bello poter in qualche modo dialogare con i propri “idoli”; la potenza della musica live; la bellezza di poter cantare all’unisono le canzoni con migliaia di persone. I CSI, i Litfiba, Vasco, i Timoria, Ani di Franco a Firenze, i Modena City Ramblers, Dylan, i Guns ‘n’ Roses a Modena.

Quel concerto è stato uno dei più belli ai quali abbia mai assistito. Avevo 17 anni, la scuola era appena finita; il biglietto era stato comprato mesi e mesi prima. Il viaggio fu quasi un’odissea. Partenza il giorno prima alla volta di Milano; casa di papà. Il giorno del concerto in treno sino a Modena, il fiume di gente che dalla stazione andava verso lo stadio; il caldo, i posti lontani, i gruppi spalla, Bryan May e finalmente l’inizio dell’idillio. I riff di Slash, il basso a mille di Duff, gli acuti di Axl. Quattro ore di concerto con Axl primadonna (durante civil war si cambiò 4 volte) e pezzi storici come Patience, One in a Million o I used to love her. Poi la paura di non riuscire a prendere l’ultimo treno; la corsa su un’Harley del mio vicino di posto; l’adrenalina ancora a mille delle canzoni urlate in treno nel viaggio di ritorno.

Cose che non dimenticherò facilmente come l’unico concerto sardo degli Estasia o quello delle Bumblebees; quattro ragazze irlandesi ubriache sfatte tra mirto e violini; Ichnusa e arpe. Altro bellissimo ricorda è la trasferta perugina con Claudio per vedere Vasco. Una notte a Firenze dalla sorella, le labbra di Francesca durante Alba Chiara, la pioggia estiva. E il concerto di Capodanno a Pescara, in piazza Salotto; con Carmen, Irene grandi e la Bandabardò; abbracciato a Daniela per non sentire i 4 gradi sotto lo zero.

E’ inutile, la musica riporterà alla mia mente sempre ricordi meravigliosi; quindi non posso che ringraziare tutti gli artisti che in questi anni mi hanno accompagnato con la loro voce. La musica è emozione; le emozioni ti rendono vivo!

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Words

La parola… La parola è vita… Nasce da un vagito, si forma, si sviluppa, si articola, prende sostanza, significato, senso… Cresce, cambia, si trasforma; muta la sua semantica, accoglie più ampi orizzonti, si fa sdrucciola, conquista un suo posto d’onore… E ancora assurge a sommo veicolo di significato, sviluppa una potenza che fa impallidire.. E tu che inconsciamente la pronunci, ne senti quasi il sapore mentre, appena nata, si apre alla luce attraverso la tua bocca.. E anche quando essa colpisce le tue orecchie, senti quella vibrazione che non riesci quasi a spiegarti, esattamente come della buona musica, a cui non si può rinunciare.. Lascia che fruisca libera, che sgorghi rapida, falla volare come aggradava al popolo dell’impero: “verba volant” la parola ha le ali per volar libera e passare di bocca in bocca; non ingabbiarla scrivendola (e non come erroneamente si pensa che quindi valga più la parola scritta)… Sii un Cyrano, un poeta maledetto, un manierista, un futurista, la scelta è tua.. Gioca con la parola, falla tua, abbracciala, godine ogni singolo attimo, inebriati del suo riuscire a farti inarcare la lingua o esplodi per un colpo di glottide… La parola è vita, vivila!

From Dyo’s BlackBerry

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Vultures

I never put up the vultures… In every sphere of my life: at work, into the family, in love; always! Vultures are persons who live behind your back; always ready to catch every single mistake you make… I can even call them parasites.. They live like drones your own life, with a little knife to stab you right between the ribs… It’s easy living this way, isn’t it? Feeding yourselves with another person life and events. Friends told me that vultures always exist and are present in each life; but I wanna fight them, with all my strenght, with all the blood I have in my body. Get your own life freaking monsters; I will reserve you a perfect treatment if you just show up again in my life.

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three years

Questo blog compie tre anni.. Nessun grande sconvolgimento a questo mio spazio, ho cercato di lasciare tutto intatto, apportando solo qualche correzione e qualche editing qua a la; per renderlo più omogeneo, meno dispersivo…

Questo periodo di correzioni è stato per me un viaggio; lento, faticoso e a volte doloroso.. In queste pagine ci sono tre anni della mia vita; dalle esperienze alle persone; dai ricordi più lontani alle immagini ormai sbiadite…

Iniziando dalla data che ho scelto: il 10 Agosto… Una data particolare che mi ricorda tante cose, per lo più tristi, ma ormai troppo lontane nel tempo per poter ancora scalfire il mio spirito…

Poi amori, scazzi, amicizie, amori; persone che ci sono, son passate o scomparse dalla mia vita… Tutti però hanno lasciato una traccia, tutte queste persone, questi avvenimenti, quei luoghi mi hanno portato dove ora sono; ad essere la persona che ora scrive queste parole…

Ed in un modo o in un altro questo “luogo virtuale” è dedicato anche a loro; vorrei che si fermassero un momento a pensare  a  quale ruolo hanno svolto nella mia vita e sorridessero con me…

Ma soprattutto vorrei approfittare di questo post per farmi gli auguri… Auguri per questi tre anni di vita virtuale, per la costanza con cui ho annotato, scritto e portato qui tutta la mia vita, le esperienze, i luoghi, le sensazioni…

Questa è una giornata strana per me, quasi particolare… Sono orgoglioso di questo compleanno e spero di riuscire a portare sempre avanti questo piccolo “impegno”, sono felice come se ricevessi un regalo…

Ora bando a tutti questi sentimentalismi, stappo una birra e levo il calice… Ai nostri tre anni!!!

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