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Music is my life

Ieri ripensavo alla musica che mi ha accompagnato negli anni dell’adolescenza. Gli anni 90 sono stati per me gli anni della crescita: le superiori, i primi amici veri, i primi amori, le delusioni; i primi concerti… E la musica come sempre mi è stata compagna fedele; imprescindibile…

In quegli anni i miei gusti hanno viaggiato su due binari paralleli.. C’è stata la scoperta del metal; tutto il metal: dai gruppi storici come Judas Priest, Motorhead, Deep Purple Black Sabbath; ai “nuovi” gruppi come Metallica, Entombed, GNR, Poison, Skid Row eccetera. Il secondo binario è stato rivolto alla musica italiana di un certo spessore: Il CPI (consorzio produttori Indipendenti) è stato in quegli anni fonte inesauribile di scoperte musicali: dagli stessi CCCP/CSI ai Disciplinatha, dagli AFA agli Ustmamò; dai Estasia ai Santo Niente; dai Divine al Grande Omi…

Ogni volte che il Maciste arrivava a casa era una meraviglia scoprire quanta buona musica si potesse fare in Italia , e quanto veramente venisse conosciuto poi dal grande pubblico! Le mie letture musicali; a parte le varie fanzine; erano quasi unicamente incentrate sul Maciste, su Metal Hammer e sul Nannucci; storico catalogo di vendita per corrispondenza di musica.

E poi i concerti; la scoperta di quanto potesse essere bello poter in qualche modo dialogare con i propri “idoli”; la potenza della musica live; la bellezza di poter cantare all’unisono le canzoni con migliaia di persone. I CSI, i Litfiba, Vasco, i Timoria, Ani di Franco a Firenze, i Modena City Ramblers, Dylan, i Guns ‘n’ Roses a Modena.

Quel concerto è stato uno dei più belli ai quali abbia mai assistito. Avevo 17 anni, la scuola era appena finita; il biglietto era stato comprato mesi e mesi prima. Il viaggio fu quasi un’odissea. Partenza il giorno prima alla volta di Milano; casa di papà. Il giorno del concerto in treno sino a Modena, il fiume di gente che dalla stazione andava verso lo stadio; il caldo, i posti lontani, i gruppi spalla, Bryan May e finalmente l’inizio dell’idillio. I riff di Slash, il basso a mille di Duff, gli acuti di Axl. Quattro ore di concerto con Axl primadonna (durante civil war si cambiò 4 volte) e pezzi storici come Patience, One in a Million o I used to love her. Poi la paura di non riuscire a prendere l’ultimo treno; la corsa su un’Harley del mio vicino di posto; l’adrenalina ancora a mille delle canzoni urlate in treno nel viaggio di ritorno.

Cose che non dimenticherò facilmente come l’unico concerto sardo degli Estasia o quello delle Bumblebees; quattro ragazze irlandesi ubriache sfatte tra mirto e violini; Ichnusa e arpe. Altro bellissimo ricorda è la trasferta perugina con Claudio per vedere Vasco. Una notte a Firenze dalla sorella, le labbra di Francesca durante Alba Chiara, la pioggia estiva. E il concerto di Capodanno a Pescara, in piazza Salotto; con Carmen, Irene grandi e la Bandabardò; abbracciato a Daniela per non sentire i 4 gradi sotto lo zero.

E’ inutile, la musica riporterà alla mia mente sempre ricordi meravigliosi; quindi non posso che ringraziare tutti gli artisti che in questi anni mi hanno accompagnato con la loro voce. La musica è emozione; le emozioni ti rendono vivo!

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Recall a song

La musica accompagna costantemente i momenti della mia vita.. E per ogni evento, ogni ricordo, ogni persona; una canzone emerge dalla memoria…


C’è “Smooth Criminal” di Michael Jackson per il saggio di danza di Manuela, l’ultimo anno delle medie;  “Notti Magiche” a ricordare la mitica estate dei Mondiali  a Cagliari, vissuti intensamente con persone che non avrei mai più visto. “No Rain” dei Blind Melon scelta con attenzione da Sandy per la mia prima volta; “Sweet child of mine “dei G n’R, pochi mesi dopo; Pasqua del ’93 a portarmi alla mente la morte di Christian…


E poi “A Jug of punch” per le mie estati irlandesi, “Danny Boy” cantata a squarciagola nelle notti ubriache con Sarah (zia della piccola irlandese), morta durante una manifestazione pacifista…


“Una canzone d’amore” degli 883, mi fa ripensare a Luisa e alla grandissima storia d’amore; forse la prima della mia vita; all’epoca delle superiori… E poi le amicizie; quelle che resistono tutt’ora… Michele lo conobbi mentre si cantavano i Timoria; Luisa prima che partisse in Erasmus, con Harabe de Palo… Ricordo bene quel giorno; io e lei appoggiati alla ringhiera di Viale Europa; tre ore a parlare di tutto con gli amici ad aspettarci in macchina..


Poi arrivò “Una su una milione”; dolcissima canzone per un dolcissimo amore a distanza (che aspettavamo in radio per sospirare insieme :D); la mia fuga in Irlanda con “no potho reposare” a ricordarmi casa… Mr. Jones dei Counting Crows a far riaffiorare ricordi lieti del mio lavoro alla 3, sette mesi spensierati con Stefania; i colleghi, il Milan campione d’Europa…


Poi l’università con Andrea; Dylan e Davide; le sue canzoni, le estati al Poetto… La tesi su Tolkien chiaramente con i Blind Guardian nelle orecchie…


Poi il nuovo lavoro, quello attuale; coi Clash e “I fought the law”; le notti insonni; la scoperta dei blog, dei social, del 2.0… E John Denver che ogni volta mi riportava la nostalgia d’Irlanda con “Country road”…


Tutto sino all’estate scorsa; una passione fortissima; “Come Foglie” e “Ninna nanna” per ripensare a lei… Le notti passate su Skype con Maria a farmi insegnare tanto e tanto di lirica…


E poi ancora “Gipsy” da dedicare agli amici che mi hanno supportato nei primi mesi; la scoperta dei vecchi album dei Baustelle, e poi; quasi d’improvviso gli U2, Björk e le passioni comuni… La colonna sonora dell’ultimo mese è molte e molte volte stata Gravity di Sara Bareilles…


Sono sicuro di essermi dimenticato importantissime canzoni e con loro importantissimi ricordi; ma questo è… Sono sicuro che la musica farà sempre e comunque da geniale contrappunto della mia vita…

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The post war father

Sono le 3 passate… Sto ascoltando il CD di Davide… Era da un po’ che non lo facevo.. Come sempre la mente corre a lui, a Londra, a Claudio che lo accompagna, alla sue chitarre, ai concerti al Marlin.. Ho riscoperto una canzone che ho ascoltato meglio.. “The post war father” appunto.. Parla di un uomo nato durante la guerra, dopo questa vissuto in una città in rovina per i bombardamenti. Quest’uomo ha sempre cercato la sua strada, il suo modo per essere un uomo libero, amando una donna, facendo 5 figli sinchè l’ultimo nato…


Now my last-born has gone
He’s moved somewhere
Over the sea
He sent me a letter today
Saying I’ll always
Carry you with me

And the days run away
And my friends run away
And the days run away
Now my son’s gone away
His night shines like day
I know he’s found his way
To be free

Credo che sia una delle storie più belle che abbia mai sentito, anche perchè credo l’abbia scritta per suo padre… E l’ultimogenito è proprio lui che ha scelto di lasciare Cagliari, la Sardegna, gli amici e le comodità per inseguire il suo sogno: suonare!! Ed è riuscito a trovare la strada per raggiungere la sua libertà!!! Grazie Davide, con questa canzone mi hai insegnato che non devo tarpare le mie ali e correre per i miei sogni!!!

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Gypsy

This song is dedicated to all the people supporting me during the long winter of my soul… Thanks to everyone, I hope we can find a way to meet each other so I can thank you in person. Everytime I listen to this song I will think about you.

Thanks again…

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3rd of October 2006.. End of my great love

Io e te,un bicchiere di buon vino, i nostri occhi… Oggi non esiste più nulla, non c’è più nessuno, tutto sta fuori, il mondo rimane al di là di queste mura.. E parliamo.. Di tutto: di noi, del nostro rapporto, che c’è dentro, di cosa l’ha reso speciale, di cosa c’è oltre.. Mentre parli, fisso i tuoi occhi, mi piace da morire farlo; vedere cosa realmente mi vuoi dire, andare oltre le parole, aggrapparmi a quel castano profondo, provare a penetrarlo.. E facciamo mattino, come spesso ci è capitato negli ultimi tempi.. Raccontami ancora del nostro primo incontro, le tue sensazioni mi abbracciano, raccontami ancora del nostro primo bacio, voglio riviverlo dalle tue parole… La vita è così strana tesoro, domani andrai via; ed io ancora una volta aspetterò il tuo ritorno, impaziente, fremendo… Quando mi chiamerai cercherò di non mostrarti questa mia pecca, forse per una stupida, stupidissima questione d’orgoglio, ma sono sicuro che il tuo intuito ti dirà tutto.. Ormai mi conosci troppo bene per non aspettarti un comportamento del genere.. Ormai le nostre vite si stanno fondendo in una sola.. Tu ora dormi, io davanti a questo schermo penso al tempo che ci separa dal nostro prossimo incontro.. Girati tesoro, voglio guardarti dormire ancora una volta prima della tua partenza, perchè solo così sarà meno dura l’attesa.. Fermo quest’istante come un frame.. E parte una canzone nella mia mente…

So take the photographs and still frames in your mind
Hang it on a shelf in good heath and good time
Tattoos and memories and dead skin on trial
For what it’s worth it was worth all the while

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Thanks for nothing

Last Christmas I gave you my heart

But the vey next day I you gave it away…

This year, to save me from tears

I’ll give it to someone special…



Questa è la canzone che mi è capitata da cantare, tra dozzine di altre al “Finto Natale”; una festa pseudo natalizia organizzata da colleghi ed amici… Ed era proprio a tono con la giornata… Oggi, mi hai cancellato dal tuo mondo, una volta per tutte… Mi ha distrutto, amareggiato, trapassato il cuore.. Io, che in sei mesi ti ho dato tutto, ti ho fatto sentire importante e desiderata, che ho accettato dineghi e soprusi per te, che sarei stato pronto a tutto per averti: mollare il lavoro,  trasferirmi, vivere in un  nord freddo e grigio pur di stare con te… La festa, il vino, il divertimento, le canzoni… Presto o tardi ti dimenticherò,  e questa sarà un’altra lezione da imparare… Tu, che mi dicevi che ero importante e che mi volevi bene; tu che promettevi incontri, tu che mi hai illuso sino alla fine… I’ll give my heart to the one who diserves it.. And this is not you anymore… Una sola cosa mi resta da dirti dopo il male infinito che mi hai fatto: grazie di niente!!!

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